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    February 20

    Don Bosco il musical...un pezzetto del musical

     

    February 08

    Eluana non voleva morire - "Le bugie del padre Beppino"

    "Eluana non voleva morire"

    Lettera aperta di Pietro Crisafulli

    La redazione di Tgcom ha ricevuto questa lettera da Pietro Crisafulli (fratello di Salvatore che nel 2005 si risvegliò dopo due anni di stato vegetativo nel quale era caduto dopo un grave incidente stradale) e ha deciso di pubblicarla integralmente:
    "Le bugie del padre Beppino"

    In questi giorni di passione e sofferenza, nei quali stiamo seguendo con trepidazione il "viaggio della morte" di Eluana Englaro, non posso restare in silenzio di fronte a un evento così drammatico.

    Era il maggio del 2005 quando per la prima volta ho conosciuto Beppino Englaro. Eravamo entrambi invitati alla trasmissione "Porta a Porta". Da quel giorno siamo rimasti in contatto ed amici, ci siamo scambiati anche i numeri di telefono, per sentirci, parlare, condividere opinioni. Nel marzo del 2006 andai in Lombardia, a casa di Englaro, in compagnia di un conoscente (
    la foto in alto a destra lo testimonia, ndr).

    Dopo l'appello a Welby da parte di Salvatore, Beppino capì che noi eravamo per la vita. Da quel momento le strade si divisero.


    All'epoca anch'io ero favorevole all'eutanasia. Facemmo anche diverse foto insieme, e visitai la città di Lecco. Nella circostanza Beppino Englaro mi fece diverse confidenze, tra le quali che i rappresentanti nazionali del Partito Radicali erano suoi amici. Ma soprattutto, mentre eravamo a cena in un ristorante, in una piazza di Lecco, ammise una triste e drammatica verità.

    Beppino Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che 'non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire'. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni. Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti. Entro' anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l'unica soluzione ERA FARLA MORIRE e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico.

    In quella circostanza anch'io ero favorevole all'eutanasia e gli risposi che l'unica soluzione poteva essere quella di portarla all'estero per farla morire, in Italia era impossibile in quanto avevamo il Vaticano che si opponeva fermamente.

    Ma lui sembrava deciso, ostinato e insisteva per arrivare alla soluzione del testamento biologico, perché era convinto che con l'aiuto del partito dei Radicali ce l'avrebbe fatta. (...)

    Questa è pura verita'. Tutta la verita'. Sono fatti reali che ho tenuto nascosto tutti questi anni nei quali comunque io e i miei familiari, vivendo giorno dopo giorno accanto a Salvatore, abbiamo fatto un percorso interiore e spirituale. Anni in cui abbiamo perso la voce a combattere, insieme a Salvatore, a cercare di dare una speranza a chi invece vuol vivere, vuol sperare e ha diritto a un'assistenza e cure adeguate. E non ci siamo mai fermati nonostante le immense difficoltà e momenti nei quali si perde tutto, anche le speranze.

    E non ho mai reso pubbliche queste confidenze, anche perché dopo aver scritto personalmente a Beppino Englaro, a nome di tutta la mia famiglia, per chiedere in ginocchio di non far morire Eluana, di concedere a lei la grazia, fermare questa sua battaglia per la morte, pensavo che si fermasse, pensavo che la sua coscienza gli facesse cambiare idea. Ma invece no. Lui era troppo interessato a quella legge, a quell'epilogo drammatico. La conferma arriva, quando invece di rispondermi Beppino Englaro, rispose il Radicale Marco Cappato, offendendo il Cardinale Barragan, ma in particolare tutta la mia famiglia. Troverete tutto nel sito internet
    www.salvatorecrisafulli.it
    Noi tutti siamo senza parole e crediamo che il caso di Eluana Englaro sia l'inizio di un periodo disastroso per chi come noi, ogni giorno, combatte per la vita, per la speranza.
    Per poter smuovere lo stato positivamente in modo che si attivi concretamente per far vivere l'individuo, non per ucciderlo.
    Vorrei anche precisare che dopo quegli incontri e totalmente dal Giugno del 2006, fino a oggi, io e Beppino Englaro non ci siamo più sentiti nemmeno per telefono, nonostante ci siamo incontrati varie volte in altri programmi televisivi"

    Pietro Crisafulli

    Preciso che sono in possesso anche di fotografie che attestano i nostri vari incontri.

    Catania, 04 Febbraio 2009

    December 13

    Santa Lucia

     

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    Siracusa, III secolo - Siracusa, 13 dicembre 304

    La vergine e martire Lucia è una delle figure più care alla devozione cristiana. Come ricorda il Messale Romano è una delle sette donne menzionate nel Canone Romano. Vissuta a Siracusa, sarebbe morta martire sotto la persecuzione di Diocleziano (intorno all'anno 304). Gli atti del suo martirio raccontano di torture atroci inflittele dal prefetto Pascasio, che non voleva piegarsi ai segni straordinari che attraverso di lei Dio stava mostrando. Proprio nelle catacombe di Siracusa, le più estese al mondo dopo quelle di Roma, è stata ritrovata un'epigrafe marmorea del IV secolo che è la testimonianza più antica del culto di Lucia. Una devozione diffusasi molto rapidamente: già nel 384 sant'Orso le dedicava una chiesa a Ravenna, papa Onorio I poco dopo un'altra a Roma. Oggi in tutto il mondo si trovano reliquie di Lucia e opere d'arte a lei ispirate. (Avvenire)

    Patronato: Siracusa, ciechi, oculisti, elettricisti, contro le malattie degli occhi e le carestie

    Etimologia: Lucia = luminosa, splendente, dal latino

    Emblema: Occhi su un piatto, Giglio, Palma, Libro del Vangelo

    Martirologio Romano: Memoria di santa Lucia, vergine e martire, che custodì, finché visse, la lampada accesa per andare incontro allo Sposo e, a Siracusa in Sicilia condotta alla morte per Cristo, meritò di accedere con lui alle nozze del cielo e di possedere la luce che non conosce tramonto.


    Le fonti sulla vita di S.Lucia sono la Passio latina ed il più antico Martyrion greco, detto Codice Papadopulo. S.Lucia nacque a Siracusa sul finire del III secolo da una nobile famiglia cristiana: rimasta orfana di padre sin da bambina, fu educata con dedizione dalla madre Eutichia, dalla quale apprese le verità del cristianesimo. Lucia, fanciulla bella, intelligente e virtuosa, meditava assiduamente le S.Scritture e si recava ai riti cristiani nelle catacombe di Siracusa: spinta dal suo amore per Gesù e dall’esempio delle prime vergini martiri, decise di consacrarsi a Dio con voto di perpetua verginità. La madre soffriva da molti anni di un flusso di sangue ritenuto incurabile dopo innumerevoli e costosi tentativi dei migliori medici. Lucia, che si prendeva cura di lei, un giorno le suggerì d’andare in pellegrinaggio a Catania presso il sepolcro della vergine e martire S.Agata per implorare il miracolo della guarigione. La madre acconsentì e vi si recarono insieme: lì, durante la Messa, fu letto l’episodio del Vangelo in cui un’emorroissa guarì toccando la veste di Gesù. Ispirata da quelle parole, Lucia disse alla madre: “Se credi in ciò che è stato appena proclamato, crederai anche che S.Agata, che ha patito per Cristo, abbia confidente accesso al Suo tribunale. Tocca con fede il suo sepolcro, se vuoi, e sarai guarita”. Allora Lucia ebbe in apparizione S.Agata che le disse: “Sorella mia Lucia, vergine devota a Dio, perché chiedi a me ciò che puoi tu stessa ottenere per tua madre? Ecco che ella è già guarita per la tua fede. Con la tua verginità tu hai costruito un santuario gradito a Dio, ed io ti dico che come grazie a me è sublimata la città di Catania, così per te avrà decoro dal Signore Gesù Cristo la città di Siracusa”. Dopo quella visione, Lucia esclamò alla madre: “Per l’intercessione della Sua Sposa Agata, Gesù ti ha guarita”, e sùbito Eutichia constatò di essere del tutto risanata. Lucia continuò: “A questo punto desidero che tu non mi parli più di sposo terreno, perché da tempo mi sono consacrata a Gesù. Piuttosto dammi quello che avevi pensato come mia dote perché possa distribuirlo ai poveri”. Eutichia: “Se non ti rincresce, farai dei beni miei e di tuo padre l’uso che vorrai dopo la mia morte”. Lucia: “La tua offerta non è la più gradita a Gesù. Dona adesso, a Lui nei poveri, ciò di cui dovrai forzatamente disfarti nella tomba”. Eutichia fu convinta, e da quel momento Lucia donò tutte le sue ricchezze ai poveri e si fece povera per Cristo. Ma un giovane innamorato di lei si vendicò del suo rifiuto alle nozze denunciandola come cristiana: vigeva la feroce persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Lucia fu arrestata e condotta dinanzi al prefetto di Siracusa, di nome Pascasio, che le ordinò di sacrificare agli dèi. Ma Lucia disse: “Sacrificio puro presso Dio è curare chi soffre. Ho donato a Dio tutte le mie sostanze, e poiché ora non ho più nulla da offrire, offro in sacrificio me stessa”. Pascasio: “Di’ tali sciocchezze agli stolti come te. Io eseguo gli ordini degli imperatori”. Lucia: “Tu osservi i comandi degli imperatori ed io i comandamenti del mio Dio; tu temi gli imperatori ed io il mio Dio; tu vuoi piacere agli imperatori ed io al mio Dio; tu non disobbedisci agli imperatori ed io come potrei disobbedire al mio Dio? Fai ciò che vuoi: anch’io agirò secondo il mio cuore”. Pascasio: “Tu hai dissipato i tuoi beni con uomini dissoluti”. Lucia: “Io ho riposto al sicuro il mio patrimonio ed il mio corpo non ha conosciuto l’impurità”. Pascasio: “Tu sei la disonestà in persona”. Lucia: “La disonestà siete voi, di cui l’Apostolo dice: corrompete le anime degli uomini affinchè fornifichino contro Dio vivente e servano al diavolo ed ai suoi angeli che sono nella corruzione. Anteponendo i piaceri effimeri ai beni eterni, perdete l’eterna beatitudine”. Pascasio: “Queste parole cesseranno quando inizieranno i tormenti”. Lucia: “E’ impossibile far cessare le parole di Dio”. Pascasio: “Tu dunque sei Dio?”. Lucia: “Io sono serva del Dio eterno, che ha detto: quando sarete condotti davanti ai potenti non preoccupatevi di cosa dire perché non sarete voi a parlare ma lo Spirito Santo che è in voi”. Pascasio: “In te c’è lo Spirito Santo?”. Lucia: “L’Apostolo dice: coloro che vivono castamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo dimora in essi”. Pascasio: “Allora ti farò condurre in un luogo infame dove sarai costretta a vivere nel disonore, così lo Spirito Santo fuggirà da te”. Lucia: “Il corpo non viene deturpato se non dal consenso dell’anima: anche se tu mettessi nelle mie mani l’incenso per un sacrificio, Dio sa la mia intenzione. Egli scruta le coscienze ed aborrisce il violentatore della purezza. Se tu comandi che io subisca violenza contro la mia volontà, la mia castità meriterà una doppia corona”. Pascasio: “Se non mi obbedisci t’infliggerò crudelissime torture”. Lucia: “Tu non potrai mai convincermi a peccare: sono pronta ad ogni tortura”. Allora Pascasio ordinò di farla condurre in un postribolo perché le fosse fatta violenza, ma lo Spirito Santo la rese immobile: invano i soldati la spingevano cadendo sfiniti a terra, invano la trascinavano legata a mani e piedi o trainata da molti buoi. Pensandola una strega, Pascasio la fece cospargere d’urina ed i maghi iniziarono ad invocare gli dèi. Pascasio infuriato le disse: “Lucia, quali sono le tue arti magiche?”. Lucia: “Queste non sono arti magiche: è la potenza di Dio”. Pascasio: “Perché pur tirandoti a forza in mille non ti sei mossa?”. Lucia: “Anche se tu ne aggiungessi altre migliaia, si avvererebbe in me la Parola di Dio: cadranno mille alla tua sinistra e diecimila alla tua destra, ma nessuno potrà accostarsi a te”. Pascasio era disperato, e Lucia gli disse: “Misero Pascasio, perché ti affliggi, impallidisci, ti struggi? Hai avuto la prova che sono tempio di Dio: credi anche tu in Lui”. Pascasio allora le fece accendere attorno un rogo, ma le fiamme la lasciarono illesa. E Lucia: “Ho pregato il mio Signore Gesù Cristo affinchè questo fuoco non mi molestasse, perché dare ai credenti il coraggio del martirio ed i non credenti l’accecamento della loro superbia”. Gli amici di Pascasio, per farla tacere, le conficcarono un pugnale in gola. Ma prima di morire Lucia riuscì a dire questa profezia: “Vi annuncio che presto sarà data pace alla Chiesa di Dio. Diocleziano e Massimiano decadranno. E come la città di Catania venera come protettrice S.Agata, così anche voi onorerete me per grazia del Signore nostro Gesù Cristo osservando di cuore i Suoi comandamenti”. Poi s’inginocchiò, ricevette l’Eucarestia e spirò: era il 13 dicembre 304. Nello stesso luogo dove subì il martirio ebbe sepoltura e nel 313 fu edificato un santuario per accogliere il continuo flusso di pellegrini giunti per venerare le sue reliquie ottenendo numerose grazie per sua intercessione. Nel 1039 il suo corpo fu portato dal generale bizantino Giorgio Maniace a Costantinopoli e nella quarta crociata del 1204 dal doge Enrico Dandolo a Venezia, dove si venera tuttora. Il patrocinio di S.Lucia si è manifestato tante volte sia a Siracusa, salvata in più momenti della sua storia (carestie, terremoti, guerre), che in altre città, come Belpasso (presso Catania) e Brescia: per l’ennesima liberazione attribuita alla sua intercessione da una grave carestia, nel 1646 fu istituita a Siracusa una festa solenne in suo onore che si celebra tuttora la prima domenica di maggio, oltre a quella del 13 dicembre.

    Culto

    Fin dall’antichità il suo culto si è diffuso universalmente e si è tramandato sino ad oggi. La testimonianza più antica è un’epigrafe marmorea in greco risalente al IV sec., rinvenuta nel 1894 nelle catacombe di Siracusa, le più estese al mondo dopo quelle di Roma. Nel 384 S.Orso le dedicò una chiesa a Ravenna. Papa Onorio I ne dedicò una a Roma. S. Gregorio Magno compose l’Ufficio e la Messa di S.Lucia, inserì il suo nome nel Canone Romano e le consacrò una cappella nella basilica di S.Pietro. Compare nel Martirologio Gerominiano, nel Sacramentario Gelasiano di S.Gallo, nel Breviario Gallo-Siculo, nel Canone di Milano e Ravenna. S.Adelmo le dedicò un poema. S.Tommaso d’Aquino la citò nella Summa Teologiae. S.Giovanni Damasceno compose l’Ufficio greco in suo onore. Tra i suoi devoti vi sono pure S. Caterina da Siena, S.Leone Magno, S.Ambrogio e Dante, che la elogiò nella Divina Commedia. In tutto il mondo le sono dedicate numerose chiese, si venerano sue reliquie, vi si ispirano opere d’arte. Nel nord Italia è popolarissima la tradizione di S.Lucia che ogni anno porta i doni natalizi ai bambini. In Svezia è molto venerata persino dalla Chiesa luterana, che le riserva un grande onore ed addirittura un rito liturgico.


    December 12

    Io sono in mezzo a voi per essere il Dio con voi!

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    III Domenica di Avvento.  Anno B

     

    Commento alla liturgia di Domenica 14 Dicembre 2008

     

     

     

     

     

    Letture:     Isaia 61, 1-2.10-11    1 Tessalonicesi  5, 16-24         Giovanni 1, 6-8.19-28

     

    Le letture di questa domenica sono di un bellezza incomparabile e

    ti inviterei a prenderti del tempo per leggerle e gustarle per tuo conto, con o senza questo commento.

     

    1. Ecco la fotografia del nostro Dio che viene!  La prima lettura ci riporta un brano del profeta Isaia che conosci bene, perché Gesù stesso (cfr Luca 4) lo citerà, quasi a dirci che Lui è quel personaggio annunciato tanti secoli prima, Lui è “il consacrato, inviato, su cui si è posato lo Spirito del Signore”.  Vediamone i tratti e ti accorgerai subito che nessun dio, fatto da mani d’uomo, gli assomiglia neppure lontanamente!

    Il nostro Dio, di cui Gesù è l’immagine viva e vera,

    ·            Porta un messaggio di gioia a tutti, ma specialmente ai poveri, cioè a quanti hanno il cuore aperto e accogliente. E gioia non vuol dire semplice sentimento, ma azione concreta per uscire dallo stato di sofferenza e di indigenza in cui ci troviamo: è Lui la nostra gioia!

    ·            Fascia le ferite dei cuori spezzati: e chi non ha ferite? Chi non ha vuoti e dolori nel cuore tali da togliere di tanto in tanto anche la voglia di vivere, di sperare? Basta mettersi in ascolto delle persone… E’ di questa mattina l’incontro con una nonna che non si dà pace per aver perso il proprio nipotino di 4 anni e ne sono passati oltre 10 da quel momento! Quale ferita, quale dolore che nessuna parola umana potrà mai cancellare…  Quante volte alla fine di una giornata mi ritrovo davanti a Gesù per farmi fasciare le ferite, per raccogliere i cocci del mio cuore in frantumi…

    ·            Proclama la libertà e la fine della prigionia: “Signore, libera la mia vita dalla morte!”, prega il salmista e non è forse vero che tante catene rendono il nostro camminare lento o addirittura impossibile? Sono i nostri peccati, i nostri vizi (cupidigia, gola, superbia, sensualità, egoismo, maldicenza, invidia…)  “Chi mi libererà da queste catene di morte?” dice Paolo e io con lui!  In questo tempo di Natale non lasciarti rubare la libertà dal consumismo, dalla follia e dalla superficialità collettiva; ruba tu invece un po’ di tempo per cogliere il senso vero della libertà che l’Emmanuele viene a donarti.

    ·            Annuncia un anno di grazia e di misericordia: è il famoso anno sabbatico, quello che permetteva ai contadini di riprendersi le terre che a qualunque titolo erano state loro sottratte; è il giubileo, cioè l’anno della gioia, del giubilo per riavere un bene perduto. Gesù viene a donarci il   suo Amore che con il peccato avevamo perduto, a darci l’abbraccio della sua misericordia qualunque sia il debito contratto con la nostra scelta di vita…

     

    E tutto questo per te! Il Natale quest’anno è per te! Tu sei l’atteso/a da Colui che viene! E allora ti rendi conto del seguito della prima lettura di questa domenica: “Io gioisco pienamente nel Signore!” E’ il Magnificat proclamato 6 secoli prima della Madonna. Impara a memoria il canto di Maria e recitalo ogni giorno come la Chiesa invita a fare nella preghiera quotidiana del vespro.

     

    2. Andiamogli incontro: e la seconda lettura ci offre tre indicazioni semplici e concrete che ci possono aiutare a vivere bene questa settimana:

    ·            State sempre lieti: come vedi, la gioia, la letizia sono la musica natalizia del cuore, sono la tonalità dell’incontro con l’Emmanuele. Se qualcosa nella tua vita è stonato con la musica della gioia, è tempo per accordarsi bene!

    ·            Pregate incessantemente: la preghiera è la stella che ci conduce all’incontro con Gesù. “Siamo venuti per adorarlo!”

    ·            Rendete grazie per tutto: la venuta di Gesù è stata la prima Eucaristia della storia!

    Quello che colpisce in questi tre inviti che Paolo rivolge ai cristiani di Tessalonica sono gli avverbi che usa: sempre, incessantemente, per tutto! Qui è il difficile, qui è l’allenamento costante che siamo chiamati a fare! Del resto il nostro Dio non è un Dio fedele part time, su appuntamento, a capriccio, ma SEMPRE!

     

    3. Dio è in mezzo a voi!    L’austera figura del Battista invita alla conversione e ad un battesimo di penitenza quanti vanno da lui e ammonisce: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete!”  Gesù è già in mezzo a noi, alle nostre comunità, nelle nostre famiglie, nei nostri gruppi… Occorre avere gli occhi capaci di scoprirlo,

    il cuore in grado di accorgersene, perché “l’essenziale è invisibile agli occhi!”

    Penso a qualche famiglia che attende un bimbo o che è  nella gioia per un nuovo arrivato: che Natale eccezionale! Penso alle coppie che festeggeranno il loro primo Natale come sposi! Penso a chi sta vivendo il fascino dell’innamoramento!

    Penso a chi sente il vuoto per la morte di persone care che l’anno scorso erano lì a far festa insieme! Penso a chi ha visto in quest’anno consumarsi una separazione, un tradimento, la fine di un amore sognato….!  Penso a chi è inchiodato in un letto! Penso a chi ha perso la pace del cuore! Penso a chi vive lo stato d’animo del fallito! ……………  A tutti costoro e ad altri ancora vorrei dire: “Dio è vicino a te! Dio è con te!” e per questo prego con tutto il cuore e li abbraccio. Sì, perché Dio viene ad abbracciarci, non a stare con noi come una statuina del presepe! 

    L’augurio di sentire e di gustare questo abbraccio … benedicente!

     

    December 09

    MANIFESTO PER LA DIFESA DEL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE

    CONFERENZA NAZIONALE ENTI SERVIZIO CIVILE

     

    MANIFESTO PER LA DIFESA

     

    DEL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE

     

    1. Se credi che il servizio civile nazionale sia un Istituto fondamentale per l’affermazione di un modello di

    cittadinanza fondato sulla partecipazione, sulla pace, sulla nonviolenza, sulla difesa della patria;

     

    2. Se condividi che il servizio civile nazionale debba costituire una opportunità aperta a tutti i giovani e non

    un’esperienza riservata a fasce elitarie della popolazione;

     

    3. Se vuoi che il patrimonio di valori, di cultura, di solidarietà, di tensione educativa maturato in 8 anni di

    servizio civile nazionale, ed ancora prima nell’esperienza dell’obiezione di coscienza, non vada disperso, e

    con esso gli investimenti e gli sforzi di quei soggetti che hanno aderito al sistema mettendo in campo energie,

    intelligenze, strutture, strumenti, risorse;

     

    4. Se riconosci che i valori dell’uguaglianza sostanziale, del’inclusione, dell’impegno attivo nel superamento

    di ogni forma di discriminazione, dell’interesse collettivo, della promozione delle capacità ed abilità

    individuali, del sostegno alle formazioni sociali in cui trova espressione la personalità del cittadino, siano alla

    base di una società più giusta, coesa, equa, aperta e solidale;

     

    5. Se vedi nel servizio civile un volano di cambiamento, un “luogo” in grado di costruire ponti e ridurre le

    distanze tra persone, generazioni, gruppi sociali, costruendo una cultura più ricca perché in grado di

    valorizzare le diversità attraverso la forza delle relazioni umane;

     

    ADERISCI A QUESTO APPELLO

     

    Chiedi anche tu che per il 2009 vengano stanziati 400 milioni di euro – contro i 171 milioni come al

    momento previsto in finanziaria - per garantire che 60.000 giovani partecipino ad un sistema di servizio

    civile nazionale in una dimensione effettivamente popolare e di reale impatto sulla società civile.

     

    http://www.firmiamo.it/salviamoscn

     

    Roma, 25 novembre 2008

     

     

     

    Alla Cnesc aderiscono: Acli, Aism, Anpas, Anspi, Arci Servizio Civile, Associazione Comunità Papa Giovanni

    XXIII, Caritas Italiana, Cenasca-Cisl, Cesc, Cnca, Confederazione Nazionale Misericordie d’Italia,

    Cong.P.S.D.P.Ist.don Calabria, Italia Nostra, Federsolidarietà / CCI , Focsiv, Legacoop, Scs/Cnos, Unpli, WWF

    Segreteria: c/o Caritas Italiana, Via Aurelia 796 - 00165 Roma . Tel : 06/66177001 (centralino); Fax 06/66177602;

    mail: serviziocivile@caritasitaliana.it

    November 30

    Avvento , tempo d'attesa.

    Avvento , tempo dattesa

    Avvento significa “Venuta”, e venuta è precisamente una costante e una dimensione fondamentale tanto nella storia del popolo di Israele come nel popolo cristiano.

    Il popolo di Israele attese per molti secoli la venuta di un Salvatore, il Messia promesso, l’Unigenito di Yahvé. Lo annunciarono i Profeti; e la speranza della sua venuta segna tutta la vita e la storia di Israele. Alla luce di questa speranza, Israele intravvede un anticipo dei tempi messianici con epoche di pace e di prosperità, trova motivi per mettersi sulla via di un buon cammino, e la speranza messianica dona al popolo forza per resistere nella tribolazione e nell’esilio.

     

    I cristiani celebrano nella Natività la venuta del nostro Salvatore Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, nato dalla Vergine Maria.

    Nelle prossime quattro domeniche e queattro settimane tutto nella Chiesa: celebrazioni, preghiere, simboli, persino nelle attività pastorali delle parrocchie e delle comunità cristiane, tutto parlerà della venuta del Signore e inviterà a preparare cristianamente la celbrazione della Natività.

     

    Al tempo stesso il clima spirituale dell’Avvento, mentre sarà preparazione a celebrare la memoria della prima venuta del Salvatore nella carne or son venti secoli fa, siamo tutti invitati a vivere la prospettiva della seconda venuta del Signore quando egli “verrà a giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine”.    

    Allora il Giudice verrà nella gloria assiso alla destra del Padre per stabilire la definitiva giustizia.

    E poiché non conosciamo “né il giorno né l’ora” di questa sua venuta, è necessario che siamo sempre pronti. Estote parati!

    Il tempo di Avvento ci sollecita a essere vigilanti poiché quando verrà il giorno del Signore, noi siamo ben disposti l’ultimo e definitivo incontro.

     

    In questa tensione feconda tra l’avvenimento di ciò che già è accaduto e che ci prepariamo a celebrare nella Natività e quello dell’ultima venuta del Signore che attendiamo nella speranza, se sviluppa la vita del ogni cristiano.

    Al tempo stesso e allo stesso modo che noi ci prepariamo a celebrare la festa del Signore che è venuto, ci disponiamo “nell’attesa della beata speranza” ad accogliere il Signore che verrà.

     

    Essendo anche la sua ultima venuta - come la prima - dono di Dio, grazia e salvezza, lungi dal temerla, noi la attendiamo nella consolazione e nella gioia. “Alzate il capo, dice il Signore, la vostra salvezza è vicina”.

    Il credente celebra la Natività con la stessa gioia con la quale attende l’ultima venuta del Signore.

    In definitiva, la vita cristiana che trascorre tra la celebrazione della Natività e l’attesa “che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo” consiste nella partecipazione dei frutti della sua prima venuta ed è anticipo della beatitudine definitiva che ci donerà nella sua seconda e ultima venuta.

     

    L’Avvento sia preparazione impegnata e seria alla celebrazione della prossima Natività del Signore camminando nella sua luce finché Egli torni.

    Ascoltiamo e mettiamo in pratica la parola di Isaia profeta: “appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura” (Is 40 4-5).

    October 31

    Siate Santi!

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    Tutti gli anni la Chiesa ci invita ad alzare

     il nostro sguardo e a fissarlo su questa

    moltitudine immensa, che nessuno può contare!” che sono i santi.

    Perché questa insistenza? E poi chi sono i santi?

     Che cosa si intende per santità?

    Sembra sia una parola in via di estinzione o relegata a pochi ‘fortunati’!

    1.         SANTITA’: tutta la Bibbia è concorde nel dire che solo Dio è Santo (“Santo, santo, santo il Signore!”) e la santità in Dio significa in primo luogo perfezione, dominio del creato,unita ad una certa dose di separazione, di lontananza dal mondo: Jahvè è il completamente altro, l’incomprensibile, l’inafferrabile (“Veramente tu sei un Dio misterioso, Dio d’Israele”).  

    Ma Dio è santo anche in quanto si comunica, in quanto intende far partecipare gli uomini a quello che egli è. La sua santità è una santità che esige, che agisce : “Sarete santi perché io sono santo”. 

     

    Nel Nuovo Testamento, l’Apostolo Giovanni ci dice in che cosa consiste la santità in Dio: Dio è AMORE e chi vuol essere santo deve imitare e vivere l’amore, la carità ... con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le proprie forze!     

     

    Chi è allora il santo? Colui che nella sua vita ha imitato la bontà, la pazienza, l’accoglienza, il dono di sé, la misericordia, la gioia di Dio! Colui che ha speso la sua vita amando!  San Paolo all’inizio delle sue lettere saluta così i cristiani delle comunità che ha fondato: “Ai santi che sono in Efeso, in Corinto, a Roma ..... pace e grazia!” quasi a dire che chi è stato battezzato si è inserito nella santità di Dio e imposta la sua vita di conseguenza, come vita ‘santa’, in cui i valori del Vangelo vengono perseguiti con coraggio.  Dunque non sono santi solo quelli che vengono riportati sul calendario, ma quanti nella loro esistenza hanno lasciato spazio alla grazia di Dio e hanno risposto con opere di carità.

     

    2.         IL PARADISO E’ ABITATO!  La festa di “tutti i Santi” è una di quelle che accendono la speranza e la gioia nel nostro cuore. Mi spiego: la Chiesa ha sempre sostenuto (e sostiene tuttora) che l’Inferno esiste. Là dove c’è vera libertà ci deve essere la possibilità per decidere per una strada o un’altra, scegliere Dio o rifiutarlo. Se non esistesse l’inferno, la nostra vita sarebbe molto simile a quella dei burattini: una farsa non degna del Dio di Gesù Cristo. Ma la Chiesa non ha mai detto: “Il tale è all’inferno!” e invece ha gridato da sempre che il Paradiso non solo è abitato, ma è affollato di schiere di martiri, di santi e sante, sacerdoti, monache, uomini e donne che si sono distinti per virtù e meriti. E poi c’è davvero una “moltitudine che nessuno riesce a contare” di persone semplici, dalla vita buona e dal cuore generoso che crediamo essere e vivere in Dio. Io penso ai miei Genitori, a tanti confratelli, a giovani che ho conosciuto e che ho accompagnato all’incontro definitivo con Dio, ..... “Viene un momento nella vita in cui ti accorgi di avere più amici di là che di qua. Ed essi dall’altra riva dove si trovano ti salutano, ti incoraggiano, ti aspettano...” (don Meotto) e questo riempie il nostro povero cuore di speranza, di gioia profonda perché “la vita non è tolta, ma trasformata” e nulla di ciò che abbiamo amato andrà perduto.  Il cielo quindi non è né muto né vuoto, come voleva Camus, ma è vivo e palpitante della vita di Dio.

     

    3. SANTI SI DIVENTA: non si nasce santi, ma si diventa santi attraverso un cammino sempre più simile a come è vissuto Gesù. Nel Vangelo del 1° novembre  sentirai proclamare le beatitudini, la magna charta  di chi vuole impostare la sua vita all’insegna della santità.

    Ma cosa si deve fare per farsi santi?

    Un giorno un ragazzo, Domenico Savio, pose questa domanda a don Bosco e si sentì dare questa ricetta:

    Ø         Una costante e moderata allegria

    Ø         Esatto adempimento dei doveri di studio e di pietà

    Ø         Far del bene ai compagni

    “E’ volontà di Dio che ci facciamo santi. È facile farsi santi. È preparato un grande premio in cielo a chi si fa santo!” aveva predicato don Bosco e Domenico Savio ne era rimasto molto impressionato al punto che da quel momento aveva intrapreso un cammino deciso e impegnato per farsi santo. 

    Dio ci vuole santi, cioè tutti suoi, pieni della sua grazia, del suo amore da diffondere a piene mani agli altri nelle opere di carità.  “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è in cielo!”: questa è la méta che ci ha indicato Gesù, il comando che ha dato ai suoi discepoli, a noi cristiani.

     

    Scriveva Papa Giovanni Paolo II: “E’ ora di riproporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana ordinaria”. La nostra santificazione è il “compito essenziale” della nostra vita. Contro la tendenza alla mediocrità spirituale, abbiamo bisogno di ribadire ogni giorno la priorità di questa méta.

    Continua ancora il Papa: “C’è una tentazione che da sempre insidia ogni cammino spirituale e la stessa azione pastorale: quella di pensare che i risultati dipendano dalla nostra capacità di fare e di programmare. Certo, Iddio ci chiede una reale collaborazione alla sua grazia e dunque ci invita ad investire nel nostro servizio alla causa del Regno tutte le nostre risorse di intelligenza e di operatività. Ma guai a dimenticare che ‘senza Cristo non possiamo far nulla’

    E ai giovani ripeteva: “Giovani, non aspettate di avere più anni per avventurarvi sulla via della santità. La santità è sempre giovane, così come eterna è la giovinezza di Dio”

     

    Sono i santi il sale e la luce di cui il mondo ha bisogno: basta vedere l’entusiasmo che hanno suscitato i recenti santi, beatificati o in via di beatificazione: Papa Giovanni, Padre Pio, Madre Teresa... hanno portato al mondo la bontà, il sorriso, la carità, il perdono di Dio! Hanno diffuso speranza, gioia, amore e la gente semplice ha scoperto nel loro passaggio una traccia d’Infinito.

     

    Conclusione:  Il nostro Rettor Maggiore, successore di don Bosco, nella sua prima lettera a tutta la Congregazione riprende il tema della santità: “Dio deve essere la nostra prima occupazione. È Lui che ci invia e ci affida i giovani .... Dio ci aspetta nei giovani per darci la grazia di un incontro con Lui”  e al termine ha una toccante richiesta di perdono, che vorrei fare mia per tutti voi:

    “Abbiamo mancato di zelo pastorale e abbiamo vissuto la missione a tempo parziale, riservando più tempo per i nostri interessi personali. Siamo stati poco audaci nel proporre ai giovani Cristo come valore supremo della loro vita e il suo vangelo come cammino per raggiungere la pienezza...”

     

    Buona festa di tutti i santi!

     

     

     

    October 19

    Ottobre missionario

     

    Messaggio del Papa per la Giornata Missionaria Mondiale 2008 

    Cari fratelli e sorelle,

     

    in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, vorrei invitarvi a riflettere sull'urgenza che permane di annunciare il Vangelo anche in questo nostro tempo. Il mandato missionario continua ad essere una priorità assoluta per tutti i battezzati, chiamati ad essere "servi e apostoli di Cristo Gesù" in questo inizio di millennio. Il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, affermava già nell'Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi che "evangelizzare è la grazia, la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda" (n. 14). Come modello di questo impegno apostolico, mi piace indicare particolarmente san Paolo, l'Apostolo delle genti, poiché quest'anno celebriamo uno speciale giubileo a lui dedicato. È l'Anno Paolino, che ci offre l'opportunità di familiarizzare con questo insigne Apostolo, che ebbe la vocazione di proclamare il Vangelo ai Gentili, secondo quanto il Signore gli aveva preannunciato: "Va', perché io ti manderò lontano, tra i pagani" (At 22,21). Come non cogliere l'opportunità offerta da questo speciale giubileo alle Chiese locali, alle comunità cristiane e ai singoli fedeli, per propagare fino agli estremi confini del mondo l'annuncio del Vangelo, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Rm 1, 16)?

     

     

    1.     L'umanità ha bisogno di liberazione

     

    L'umanità ha bisogno di essere liberata e redenta. La creazione stessa - dice san Paolo - soffre e nutre la speranza di entrare nella libertà dei figli di Dio (cfr Rm 8,19-22). Queste parole sono vere anche nel mondo di oggi. La creazione soffre. L'umanità soffre ed attende la vera libertà, attende un mondo diverso, migliore; attende la "redenzione". E in fondo sa che questo mondo nuovo aspettato suppone un uomo nuovo, suppone dei "figli di Dio". Vediamo più da vicino la situazione del mondo di oggi. Il panorama internazionale, se da una parte presenta prospettive di promettente sviluppo economico e sociale, dall'altra offre alla nostra attenzione alcune forti preoccupazioni per quanto concerne il futuro stesso dell'uomo. La violenza, in non pochi casi, segna le relazioni tra gli individui e i popoli; la povertà opprime milioni di abitanti; le discriminazioni e talora persino le persecuzioni per motivi razziali, culturali e religiosi, spingono tante persone a fuggire dai loro Paesi per cercare altrove rifugio e protezione; il progresso tecnologico, quando non è finalizzato alla dignità e al bene dell'uomo né ordinato ad uno sviluppo solidale, perde la sua potenzialità di fattore di speranza e rischia anzi di acuire squilibri e ingiustizie già esistenti. Esiste inoltre una costante minaccia per quanto riguarda il rapporto uomo-ambiente dovuto all'uso indiscriminato delle risorse, con ripercussioni sulla stessa salute fisica e mentale dell'essere umano. Il futuro dell'uomo è poi posto a rischio dagli attentati alla sua vita, attentati che assumono varie forme e modalità.

    Dinanzi a questo scenario "sentiamo il peso dell'inquietudine, tormentati tra la speranza e l'angoscia" (Cost. Gaudium et spes, 4) e preoccupati ci chiediamo: che ne sarà dell'umanità e del creato? C'è speranza per il futuro, o meglio, c'è un futuro per l'umanità? E come sarà questo futuro? La risposta a questi interrogativi viene a noi credenti dal Vangelo. È Cristo il nostro futuro e, come ho scritto nella Lettera enciclica Spe salvi, il suo Vangelo è comunicazione che "cambia la vita", dona la speranza, spalanca la porta oscura del tempo e illumina il futuro dell'umanità e dell'universo (cfr n. 2).

    San Paolo aveva ben compreso che solo in Cristo l'umanità può trovare redenzione e speranza. Perciò avvertiva impellente e urgente la missione di "annunciare la promessa della vita in Cristo Gesù" (2 Tm 1, 1), "nostra speranza" (1 Tm 1, 1), perché tutte le genti potessero partecipare alla stessa eredità ed essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo (cfr Ef 3,6). Era cosciente che, priva di Cristo, l'umanità è "senza speranza e senza Dio nel mondo (Ef 2, 12) – senza speranza perché senza Dio" (Spe salvi, 3). In effetti, "chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (Ef 2, 12)" (ivi, 27).

     

     

    2.     La Missione è questione di amore

     

    È dunque un dovere impellente per tutti annunciare Cristo e il suo messaggio salvifico. "Guai a me - affermava san Paolo - se non predicassi il Vangelo!" (1 Cor 9,16). Sulla via di Damasco egli aveva sperimentato e compreso che la redenzione e la missione sono opera di Dio e del suo amore. L'amore di Cristo lo portò a percorrere le strade dell'Impero Romano come araldo, apostolo, banditore, maestro del Vangelo, del quale si proclamava "ambasciatore in catene" (Ef 6,20). La carità divina lo rese "tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno" (1 Cor 9,22). Guardando all'esperienza di san Paolo, comprendiamo che l'attività missionaria è risposta all'amore con cui Dio ci ama. Il suo amore ci redime e ci sprona verso la missio ad gentes; è l'energia spirituale capace di far crescere nella famiglia umana l'armonia, la giustizia, la comunione tra le persone, le razze e i popoli, a cui tutti aspirano (cfr Enc. Deus caritas est, 12). È pertanto Dio, che è Amore, a condurre la Chiesa verso le frontiere dell'umanità e a chiamare gli evangelizzatori ad abbeverarsi "a quella prima originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l'amore di Dio" (Deus caritas est, 7). Solo da questa fonte si possono attingere l'attenzione, la tenerezza, la compassione, l'accoglienza, la disponibilità, l'interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il profumo della carità di Cristo.

     

     

    3.     Evangelizzare sempre

     

    Mentre resta necessaria e urgente la prima evangelizzazione in non poche regioni del mondo, scarsità di clero e mancanza di vocazioni affliggono oggi varie Diocesi ed Istituti di vita consacrata. È importante ribadire che, pur in presenza di crescenti difficoltà, il mandato di Cristo di evangelizzare tutte le genti resta una priorità. Nessuna ragione può giustificarne un rallentamento o una stasi, poiché "il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la vita e la missione essenziale della Chiesa" (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14). Missione che "è ancora agli inizi e noi dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio" (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1). Come non pensare qui al Macedone che, apparso in sogno a Paolo, gridava: "Passa in Macedonia e aiutaci"? Oggi sono innumerevoli coloro che attendono l'annuncio del Vangelo, coloro che sono assetati di speranza e di amore. Quanti si lasciano interpellare a fondo da questa richiesta di aiuto che si leva dall'umanità, lasciano tutto per Cristo e trasmettono agli uomini la fede e l'amore per Lui! (cfr Spe salvi, 8).

     

     

    4.     Guai a me se non evangelizzo (1 Cor 9,16)

     

    Cari fratelli e sorelle, "duc in altum"! Prendiamo il largo nel vasto mare del mondo e, seguendo l'invito di Gesù, gettiamo senza paura le reti, fiduciosi nel suo costante aiuto. Ci ricorda san Paolo che non è un vanto predicare il Vangelo (cfr 1 Cor 9,16), ma un compito e una gioia.

    Cari fratelli Vescovi, seguendo l'esempio di Paolo ognuno si senta "prigioniero di Cristo per i gentili" (Ef 3,1), sapendo di poter contare nelle difficoltà e nelle prove sulla forza che ci viene da Lui. Il Vescovo è consacrato non soltanto per la sua Diocesi, ma per la salvezza di tutto il mondo (cfr Enc. Redemptoris missio, 63). Come l'apostolo Paolo, è chiamato a protendersi verso i lontani che non conoscono ancora Cristo, o non ne hanno ancora sperimentato l'amore liberante; suo impegno è rendere missionaria tutta la comunità diocesana, contribuendo volentieri, secondo le possibilità, ad inviare presbiteri e laici ad altre Chiese per il servizio di evangelizzazione. La missio ad gentes diventa così il principio unificante e convergente dell'intera sua attività pastorale e caritativa.

    Voi, cari presbiteri, primi collaboratori dei Vescovi, siate generosi pastori ed entusiasti evangelizzatori! Non pochi di voi, in questi decenni, si sono recati nei territori di missione a seguito dell'Enciclica Fidei donum, di cui abbiamo da poco commemorato il 50° anniversario, e con la quale il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Pio XII, dette impulso alla cooperazione tra le Chiese. Confido che non venga meno questa tensione missionaria nelle Chiese locali, nonostante la scarsità di clero che affligge non poche di esse.

    E voi, cari religiosi e religiose, segnati per vocazione da una forte connotazione missionaria, portate l'annuncio del Vangelo a tutti, specialmente ai lontani, mediante una testimonianza coerente di Cristo e una radicale sequela del suo Vangelo.

    Alla diffusione del Vangelo siete chiamati a prendere parte, in maniera sempre più rilevante tutti voi, cari fedeli laici, che operate nei diversi ambiti della società. Si apre così davanti a voi un areopago complesso e multiforme da evangelizzare: il mondo. Testimoniate con la vostra vita che i cristiani "appartengono ad una società nuova, verso la quale si trovano in cammino e che, nel loro pellegrinaggio, viene anticipata" (Spe salvi, 4).

     

     

    5.     Conclusione

     

    Cari fratelli e sorelle, la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale vi incoraggi tutti a prendere rinnovata consapevolezza dell'urgente necessità di annunciare il Vangelo. Non posso non rilevare con vivo apprezzamento il contributo delle Pontificie Opere Missionarie all'azione evangelizzatrice della Chiesa. Le ringrazio per il sostegno che offrono a tutte le Comunità, specialmente a quelle giovani. Esse sono strumento valido per animare e formare missionariamente il Popolo di Dio e alimentano la comunione di persone e di beni tra le varie parti del Corpo mistico di Cristo. La colletta, che nella Giornata Missionaria Mondiale viene fatta in tutte le parrocchie, sia segno di comunione e di sollecitudine vicendevole tra le Chiese. Si intensifichi, infine, sempre più nel popolo cristiano la preghiera, indispensabile mezzo spirituale per diffondere fra tutti i popoli la luce di Cristo, "luce per antonomasia" che illumina "le tenebre della storia" (Spe salvi, 49). Mentre affido al Signore il lavoro apostolico dei missionari, delle Chiese sparse nel mondo e dei fedeli impegnati in varie attività missionarie, invocando l'intercessione dell'apostolo Paolo e di Maria Santissima, "la vivente Arca dell'Alleanza", Stella dell'evangelizzazione e della speranza, imparto a tutti l'Apostolica Benedizione.

     

     

     

    Ottobre missionario

     

    Messaggio del Papa per la Giornata Missionaria Mondiale 2008 

    Cari fratelli e sorelle,

     

    in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, vorrei invitarvi a riflettere sull'urgenza che permane di annunciare il Vangelo anche in questo nostro tempo. Il mandato missionario continua ad essere una priorità assoluta per tutti i battezzati, chiamati ad essere "servi e apostoli di Cristo Gesù" in questo inizio di millennio. Il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, affermava già nell'Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi che "evangelizzare è la grazia, la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda" (n. 14). Come modello di questo impegno apostolico, mi piace indicare particolarmente san Paolo, l'Apostolo delle genti, poiché quest'anno celebriamo uno speciale giubileo a lui dedicato. È l'Anno Paolino, che ci offre l'opportunità di familiarizzare con questo insigne Apostolo, che ebbe la vocazione di proclamare il Vangelo ai Gentili, secondo quanto il Signore gli aveva preannunciato: "Va', perché io ti manderò lontano, tra i pagani" (At 22,21). Come non cogliere l'opportunità offerta da questo speciale giubileo alle Chiese locali, alle comunità cristiane e ai singoli fedeli, per propagare fino agli estremi confini del mondo l'annuncio del Vangelo, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Rm 1, 16)?

     

     

    1.     L'umanità ha bisogno di liberazione

     

    L'umanità ha bisogno di essere liberata e redenta. La creazione stessa - dice san Paolo - soffre e nutre la speranza di entrare nella libertà dei figli di Dio (cfr Rm 8,19-22). Queste parole sono vere anche nel mondo di oggi. La creazione soffre. L'umanità soffre ed attende la vera libertà, attende un mondo diverso, migliore; attende la "redenzione". E in fondo sa che questo mondo nuovo aspettato suppone un uomo nuovo, suppone dei "figli di Dio". Vediamo più da vicino la situazione del mondo di oggi. Il panorama internazionale, se da una parte presenta prospettive di promettente sviluppo economico e sociale, dall'altra offre alla nostra attenzione alcune forti preoccupazioni per quanto concerne il futuro stesso dell'uomo. La violenza, in non pochi casi, segna le relazioni tra gli individui e i popoli; la povertà opprime milioni di abitanti; le discriminazioni e talora persino le persecuzioni per motivi razziali, culturali e religiosi, spingono tante persone a fuggire dai loro Paesi per cercare altrove rifugio e protezione; il progresso tecnologico, quando non è finalizzato alla dignità e al bene dell'uomo né ordinato ad uno sviluppo solidale, perde la sua potenzialità di fattore di speranza e rischia anzi di acuire squilibri e ingiustizie già esistenti. Esiste inoltre una costante minaccia per quanto riguarda il rapporto uomo-ambiente dovuto all'uso indiscriminato delle risorse, con ripercussioni sulla stessa salute fisica e mentale dell'essere umano. Il futuro dell'uomo è poi posto a rischio dagli attentati alla sua vita, attentati che assumono varie forme e modalità.

    Dinanzi a questo scenario "sentiamo il peso dell'inquietudine, tormentati tra la speranza e l'angoscia" (Cost. Gaudium et spes, 4) e preoccupati ci chiediamo: che ne sarà dell'umanità e del creato? C'è speranza per il futuro, o meglio, c'è un futuro per l'umanità? E come sarà questo futuro? La risposta a questi interrogativi viene a noi credenti dal Vangelo. È Cristo il nostro futuro e, come ho scritto nella Lettera enciclica Spe salvi, il suo Vangelo è comunicazione che "cambia la vita", dona la speranza, spalanca la porta oscura del tempo e illumina il futuro dell'umanità e dell'universo (cfr n. 2).

    San Paolo aveva ben compreso che solo in Cristo l'umanità può trovare redenzione e speranza. Perciò avvertiva impellente e urgente la missione di "annunciare la promessa della vita in Cristo Gesù" (2 Tm 1, 1), "nostra speranza" (1 Tm 1, 1), perché tutte le genti potessero partecipare alla stessa eredità ed essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo (cfr Ef 3,6). Era cosciente che, priva di Cristo, l'umanità è "senza speranza e senza Dio nel mondo (Ef 2, 12) – senza speranza perché senza Dio" (Spe salvi, 3). In effetti, "chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (Ef 2, 12)" (ivi, 27).

     

     

    2.     La Missione è questione di amore

     

    È dunque un dovere impellente per tutti annunciare Cristo e il suo messaggio salvifico. "Guai a me - affermava san Paolo - se non predicassi il Vangelo!" (1 Cor 9,16). Sulla via di Damasco egli aveva sperimentato e compreso che la redenzione e la missione sono opera di Dio e del suo amore. L'amore di Cristo lo portò a percorrere le strade dell'Impero Romano come araldo, apostolo, banditore, maestro del Vangelo, del quale si proclamava "ambasciatore in catene" (Ef 6,20). La carità divina lo rese "tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno" (1 Cor 9,22). Guardando all'esperienza di san Paolo, comprendiamo che l'attività missionaria è risposta all'amore con cui Dio ci ama. Il suo amore ci redime e ci sprona verso la missio ad gentes; è l'energia spirituale capace di far crescere nella famiglia umana l'armonia, la giustizia, la comunione tra le persone, le razze e i popoli, a cui tutti aspirano (cfr Enc. Deus caritas est, 12). È pertanto Dio, che è Amore, a condurre la Chiesa verso le frontiere dell'umanità e a chiamare gli evangelizzatori ad abbeverarsi "a quella prima originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l'amore di Dio" (Deus caritas est, 7). Solo da questa fonte si possono attingere l'attenzione, la tenerezza, la compassione, l'accoglienza, la disponibilità, l'interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il profumo della carità di Cristo.

     

     

    3.     Evangelizzare sempre

     

    Mentre resta necessaria e urgente la prima evangelizzazione in non poche regioni del mondo, scarsità di clero e mancanza di vocazioni affliggono oggi varie Diocesi ed Istituti di vita consacrata. È importante ribadire che, pur in presenza di crescenti difficoltà, il mandato di Cristo di evangelizzare tutte le genti resta una priorità. Nessuna ragione può giustificarne un rallentamento o una stasi, poiché "il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la vita e la missione essenziale della Chiesa" (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14). Missione che "è ancora agli inizi e noi dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio" (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1). Come non pensare qui al Macedone che, apparso in sogno a Paolo, gridava: "Passa in Macedonia e aiutaci"? Oggi sono innumerevoli coloro che attendono l'annuncio del Vangelo, coloro che sono assetati di speranza e di amore. Quanti si lasciano interpellare a fondo da questa richiesta di aiuto che si leva dall'umanità, lasciano tutto per Cristo e trasmettono agli uomini la fede e l'amore per Lui! (cfr Spe salvi, 8).

     

     

    4.     Guai a me se non evangelizzo (1 Cor 9,16)

     

    Cari fratelli e sorelle, "duc in altum"! Prendiamo il largo nel vasto mare del mondo e, seguendo l'invito di Gesù, gettiamo senza paura le reti, fiduciosi nel suo costante aiuto. Ci ricorda san Paolo che non è un vanto predicare il Vangelo (cfr 1 Cor 9,16), ma un compito e una gioia.

    Cari fratelli Vescovi, seguendo l'esempio di Paolo ognuno si senta "prigioniero di Cristo per i gentili" (Ef 3,1), sapendo di poter contare nelle difficoltà e nelle prove sulla forza che ci viene da Lui. Il Vescovo è consacrato non soltanto per la sua Diocesi, ma per la salvezza di tutto il mondo (cfr Enc. Redemptoris missio, 63). Come l'apostolo Paolo, è chiamato a protendersi verso i lontani che non conoscono ancora Cristo, o non ne hanno ancora sperimentato l'amore liberante; suo impegno è rendere missionaria tutta la comunità diocesana, contribuendo volentieri, secondo le possibilità, ad inviare presbiteri e laici ad altre Chiese per il servizio di evangelizzazione. La missio ad gentes diventa così il principio unificante e convergente dell'intera sua attività pastorale e caritativa.

    Voi, cari presbiteri, primi collaboratori dei Vescovi, siate generosi pastori ed entusiasti evangelizzatori! Non pochi di voi, in questi decenni, si sono recati nei territori di missione a seguito dell'Enciclica Fidei donum, di cui abbiamo da poco commemorato il 50° anniversario, e con la quale il mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Pio XII, dette impulso alla cooperazione tra le Chiese. Confido che non venga meno questa tensione missionaria nelle Chiese locali, nonostante la scarsità di clero che affligge non poche di esse.

    E voi, cari religiosi e religiose, segnati per vocazione da una forte connotazione missionaria, portate l'annuncio del Vangelo a tutti, specialmente ai lontani, mediante una testimonianza coerente di Cristo e una radicale sequela del suo Vangelo.

    Alla diffusione del Vangelo siete chiamati a prendere parte, in maniera sempre più rilevante tutti voi, cari fedeli laici, che operate nei diversi ambiti della società. Si apre così davanti a voi un areopago complesso e multiforme da evangelizzare: il mondo. Testimoniate con la vostra vita che i cristiani "appartengono ad una società nuova, verso la quale si trovano in cammino e che, nel loro pellegrinaggio, viene anticipata" (Spe salvi, 4).

     

     

    5.     Conclusione

     

    Cari fratelli e sorelle, la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale vi incoraggi tutti a prendere rinnovata consapevolezza dell'urgente necessità di annunciare il Vangelo. Non posso non rilevare con vivo apprezzamento il contributo delle Pontificie Opere Missionarie all'azione evangelizzatrice della Chiesa. Le ringrazio per il sostegno che offrono a tutte le Comunità, specialmente a quelle giovani. Esse sono strumento valido per animare e formare missionariamente il Popolo di Dio e alimentano la comunione di persone e di beni tra le varie parti del Corpo mistico di Cristo. La colletta, che nella Giornata Missionaria Mondiale viene fatta in tutte le parrocchie, sia segno di comunione e di sollecitudine vicendevole tra le Chiese. Si intensifichi, infine, sempre più nel popolo cristiano la preghiera, indispensabile mezzo spirituale per diffondere fra tutti i popoli la luce di Cristo, "luce per antonomasia" che illumina "le tenebre della storia" (Spe salvi, 49). Mentre affido al Signore il lavoro apostolico dei missionari, delle Chiese sparse nel mondo e dei fedeli impegnati in varie attività missionarie, invocando l'intercessione dell'apostolo Paolo e di Maria Santissima, "la vivente Arca dell'Alleanza", Stella dell'evangelizzazione e della speranza, imparto a tutti l'Apostolica Benedizione.

     

     

     

    October 04

    GREST DAY!! importante da leggere!

    Ragazzi finalmente domani è il gran giorno!! Il GREST DAY....una giornata stile GREST, con tanta musica, giochi , divertimento e  momenti più seri, come la Santa Messa e l'inaugurazione dell'inizio dei gruppi formativi.
    Le cose importanti da ricordare sono:
    - La giornata comincerà alle 9:30 e finirà alle 17:00
    - Portate la magliettina della vostra squadra ( Kenya, Congo, Macao o Brasile)
    - Il pranzo è a sacco
    - Alle 16:30 sono invitati i vostri genitori
    - Avrete la possibilità di acquistare a un bassissimo prezzo il
    DVD del GREST 2008, pieno di video, foto, inni e tanto altro, inoltre un solo DVD avrà un contenuto speciale, che farà vincere un premio altrettanto speciale!! (Il ricavato aiuterà gli animatori nella loro formazione.)
     
     
    Allora cosa aspetti?? preparati...xkè il GREST DAY è alle porte!!!
     
    September 25

    Proposta pastorale 2008-2009 - Sarete miei testimoni -

    "In movimento...per la salvezza dei giovani.
    Il seme è diventato un albero e l'albero un bosco"
     
    Tanti orizzonti formativi che hanno il loro punto d'incontro nella chiamata ad essere evangelizzatori e testimoni autentici di Cristo.
     
    Progetto Agorà : Invita ogni ragazzo e giovane ad essere testimone di Cristo attraverso la testimonianza di una vita coerente ai valori cristiani.
     
    Strenna del RM: Ci invita a compiere due movimenti.
                               1- la salvezza dei giovani come obiettivo di
                                   ogni nostra azione pastorale educativa;
                              2 - La capacità di coinvolgere , in questa opera
                                   di salvezza , un movimento vasto di persone :
                                   insegnanti, educatori , animatori ... e tutta
                                   la FS...realizzando quel movimento vasto di
                                   persone così caro a Don Bosco e di far cresce-
                                  re l'identità del MGS come luogo di condivisione
                                  e comunione di tutti coloro che frequentano le
                                 nostre opere e condividono la SGS , secondo la
                                 dinamica dell'albero che diventa un bosco.
     
    150° della fondazione della Congregazione Salesiana :  Ci spinge a curare la maturazione umana e spirituale di ogni ragazzo fino all'accompagnamento spirituale e al discernimento vocazionale e a curare con particolare attenzione le vocazioni salesiane secondo la dinamica del seme che diventa albero.
     
    L'eredità del CG 26 : " Da mihi animas , cetera tolle" ci spinge a ritornare alle origini per essere fedeli e autentici discepoli di don Bosco e a concentrare la nostra  opera educativa alla cura delle " anime" dei nostri ragazzi.
     
    CIF : ci invita a coinvolgere nella " urgenza di evangelizzare" tutti i nostri educatori e le famiglie dei nostri destinatari.
     
    Anno paolino: ci mette dinnanzi la figura di Paolo come esempio autentico di totale dedizione a Dio e di zelo apostolico per le anime a lui affidate.
     
    Il seme è la Parola di Dio, lo Spirito Santo , i sacramenti della iniziazione cristiana, talenti ricevuti , don Bosco e il carisma salesiano.
    L'albero è la maturazione globale della persona ; l'importanza di dare frutto , necessità di concimare l'albero , di potare i rai, avere radici profonde...

    Il Bosco..la diversità delle opere, dei servizi , delle persone , delle vocazioni che condividono lo stesso stile educativo; coinvolgere tanti in questa opera missionaria.
     

    Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino si senapa , che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto , è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami. ( Mt 13,31-32)
     
     
     

    September 15

    Dio che passa come fuoco ardente in mezzo ai nostri giorni

    C'è sempre qualcosa di eccezzionale nel percorrere un nuovo cammino.
    Reimmegersi nella solita routine non è facile ,nè per gli adulti nè per i ragazzi, specialmente dopo la pausa estiva.
    Intraprendere nuovi e vecchi sentieri richiede audacia, forza per non mollare mai.
    Tante sono le sfide , previste ed impreviste, tante sono le sorprese, gradite o meno, ma ricominciare da capo, certe volte è un dono prezioso che ci viene dal Signore.
    La possibilità di trovarsi davanti un libro vuoto, e sarai proprio tu a riempire giorno per giorno, attimo per attimo quelle pagine bianche.
    Non tutto sarà semplice o d'immediata comprensione, ma la possibilità che ci viene data da Dio ci spinge verso mete e orizzonti estesi, dove anche nei momenti di buio, ci sarà lo sguardo di nostro Signore ad illuminarci la via.
    Cogliamo la presenza di Dio che passa come fuoco ardente in mezzo ai nostri giorni. Lui ritorna per le strade della vita, ed è proprio lì che lo ritroveremo, accanto a noi, giorno dopo giorno.
    Verdiana
    September 04

    Santa Rosalia Vergine, eremita di Palermo .

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    Vergine eremita del XII secolo, santa Rosalia è divenuta patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a tutta la Sicilia. Figlia di un nobile feudatario, Rosalia Sinibaldi visse in quel felice periodo di rinnovamento cristiano-cattolico, che i re Normanni ristabilirono in Sicilia, dopo aver scacciato gli Arabi che se n'erano impadroniti dall'827 al 1072; favorendo il diffondersi di monasteri Basiliani e Benedettini. In quest'atmosfera di fervore e rinnovamento religioso, s'inserì la vocazione eremitica della giovane che lasciò la vita di corte e si ritirò in preghiera in una grotta sul monte Pellegrino, dove, secondo la tradizione, morì il 4 settembre 1160. Nel 1624, mentre a Palermo la peste decimava il popolo, lo spirito di Rosalia apparve in sogno ad una malata, e poi ad un cacciatore. A lui Rosalia indicò la strada per ritrovare le sue reliquie, chiedendogli di portarle in processione per la città. Così fu fatto: e dove quei resti passavano i malati guarivano, e la città fu purificata in pochi giorni. Da allora, a Palermo, la processione si ripete ogni anno. Rosalia, fu inclusa nel Martirologio romano nel 1630 da Papa Urbano VIII. (Avvenire)

    Patronato: Palermo

    Etimologia: Rosalia = dal nome del fiore

    Emblema: Giglio, Corona di rose, Teschio

    Martirologio Romano: A Palermo, santa Rosalia, vergine, che si tramanda abbia condotto vita solitaria sul monte Pellegrino.

    , santa Rosalia, vergine, che si tramanda abbia condotto vita solitaria sul monte Pellegrino.

     

    In Sicilia vi è un intensissimo culto per tre giovani sante vergini, Lucia di Siracusa, Agata patrona di Catania e Rosalia patrona di Palermo. Il loro culto si è diffuso in tutti Paesi in cui sono arrivate le schiere di emigrati siciliani, che hanno portato con loro il ricordo struggente della natia Isola e delle loro tradizioni, unitamente al culto sincero e profondo per le tre sante siciliane.
    Ma se s. Lucia di Siracusa († 304) e s. Agata di Catania († 250 ca.) furono martirizzate durante le persecuzioni contro i primi cristiani, s. Rosalia è una vergine non martire, vissuta molti secoli dopo e divenuta patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a tutta la Sicilia.
    Ciò nonostante la “Santuzza”, come affettuosamente viene chiamata dai palermitani, si affermò come una delle sante più conosciute e venerate nella cristianità siciliana e in particolare in quella palermitana; ancora oggi in qualsiasi parte del mondo s’incontrino i palermitani, si scambiano il saluto “Viva Palermo e santa Rosalia!”.
    Purtroppo sulla sua vita vi sono poche notizie in parte leggendarie, ma piace considerare con lo scrittore fiorentino Piero Bargellini che: “È ben vero che le leggende sono come il vilucchio (pianta rampicante) attorno al fusto della pianta; la pianta già c’era prima che il vilucchio l’avvolgesse. Così la santità già esisteva, prima che la leggenda la rivestisse con i suoi fantastici fiori”.
    E questo vale per tutti i santi che in tanti secoli e luoghi, hanno donato la loro vita, spesso patendo il martirio, sono rimasti ignorati a volte anche per lungo tempo, finché la loro esistenza, il loro sacrificio, le loro virtù eroiche non sono pervenuti a conoscenza del popolo di Dio e della Chiesa.
    È il caso di s. Rosalia che nacque a Palermo nel XII secolo e, secondo antichi libri liturgici, morì il 4 settembre del 1160 a 35 anni. La leggenda dice che era figlia del Duca Sinibaldo, feudatario, signore di Quisquinia e delle Rose, località ubicate fra Bivona e Frizzi, nel Palermitano, e di Maria Guiscarda, cugina del re normanno Ruggero II; giovanissima fu chiamata nel Palazzo dei Normanni, alla corte della regina Margherita, moglie di Guglielmo I di Sicilia (1154-1166); la sua bellezza attirava l’ammirazione dei nobili cavalieri; il più assiduo pretendente, sempre secondo la tradizione popolare, si vuole che fosse Baldovino, futuro re di Gerusalemme.
    Rosalia visse in quel felice periodo di rinnovamento cristiano-cattolico, che i re Normanni ristabilirono in Sicilia, dopo aver scacciato gli Arabi che se n’erano impadroniti dall’827 al 1072; favorendo il diffondersi di monasteri Basiliani nella Sicilia Orientale e Benedettini in quella Occidentale; apprezzando inoltre l’opera religiosa e monastica del certosino s. Brunone e del cistercense s. Bernardo di Chiaravalle.
    In quest’atmosfera di fervore e rinnovamento religioso, s’inserì la vocazione eremitica della giovane nobile Rosalia; bisogna dire che in quel tempo l’eremitismo era fiorente in quei secoli, sia nel campo maschile sia in quello femminile.
    Seguendo l’esempio degli anacoreti, che lasciati gli agi e la vita attiva si ritiravano in una grotta o in una cella, di solito nei dintorni di una chiesa o di un convento, così da poter partecipare alle funzioni liturgiche e avere nel contempo un’assistenza religiosa dai vicini monaci; così Rosalia si ritirò in una grotta del feudo paterno di Quisquinia a circa 20 km. da Palermo sulle Madonie, vicina a dei Benedettini.
    Da lì la giovane eremita, dopo un periodo di penitenza non definito, si trasferì in una grotta sul Monte Pellegrino, stupendo promontorio palermitano; accanto ad una preesistente chiesetta bizantina, in una cella costruita sopra il pozzo tuttora esistente.
    Anche qui nei dintorni, i Benedettini avevano un convento e poterono seguire ed essere testimoni della vita eremitica e contemplativa di Rosalia, che visse in preghiera, solitudine e mortificazioni; molti palermitani, salivano il monte attratti dalla sua fama di santità.
    Secondo la tradizione morì il 4 settembre, che si presume, dell’anno 1160. In seguito fu oggetto di culto con l’edificazione di chiese a lei dedicate in varie zone siciliane, oltre la cappella già sul Monte Pellegrino e riprodotta in immagine nella cattedrale di Palermo e di Monreale; una chiesa sorse lontano, a Rivello (Potenza) nella diocesi di Policastro.
    Ma all’inizio del 1600 il suo culto era talmente scaduto al punto che non veniva più invocata nelle litanie dei santi patroni di Palermo; ciò non esclude comunque un culto ininterrotto anche se di tono minore, durato nei quattro secoli e mezzo, che vanno dalla sua morte al 1600.
    Sul Monte Pellegrino fino al primo Cinquecento erano vissuti i cosiddetti “romiti di s. Rosalia” dimoranti in alcune grotte vicine a quella, dove per tradizione era vissuta e morta la giovane eremita.
    Verso la metà del sec. XVI, il viceré Giovanni Medina, fece costruire per l’”Ordine Francescano Riformato di Santa Rosalia e del Monte Pellegrino”, un convento accanto alla grotta adattata a chiesa. Ad ogni modo studiosi agiografi hanno trovato documenti che testimoniano, che già nel 1196 e decenni successivi, l’eremita veniva chiamata “Santa Rosalia”.
    E arriviamo al 26 maggio 1624, quando una donna (Girolama Gatto) ridotta in fin di vita, vide in sogno una fanciulla vestita di bianco, che le prometteva la guarigione se avesse fatto voto di salire sul Monte Pellegrino per ringraziarla.
    La donna salì sul monte con due amiche, era di nuovo in preda alla febbre quartana, ma appena bevve l’acqua che gocciola dalla grotta, si sentì guarita, cadendo in un riposante torpore e qui le riapparve la giovane vestita di bianco, ravvisata come in s. Rosalia, che le indicò il posto dove erano sepolte le sue reliquie.
    La cosa venne riferita ai frati eremiti francescani del vicino convento, i quali già nel Cinquecento con il loro superiore s. Benedetto il Moro (1526-1589), avevano tentato di trovare le reliquie senza riuscirvi, quindi ripresero le ricerche, aiutati da tre fedeli, finché il 15 luglio 1624 a quattro metri di profondità, trovarono un masso lungo sei palmi e largo tre, a cui aderivano delle ossa.
    Per ordine del cardinale arcivescovo di Palermo Giannettino Doria, il masso fu trasferito in città nella sua cappella privata, dove fu esaminato con i resti trovati, da teologi e medici; il risultato fu deludente, avendo convenuto che le ossa potevano appartenere a più corpi e poi nessuno dei tre teschi trovati, sembrava appartenere ad una donna.
    Il cardinale non convinto, nominò una seconda commissione; intanto Palermo fu colpita dalla peste nell’estate del 1624 mietendo migliaia di vittime (la stessa epidemia che colpì Milano e descritta dal Manzoni nei ‘Promessi sposi’). Il cardinale radunò nella cattedrale popolo e autorità e tutti insieme chiesero aiuto alla Madonna, facendo voto di difendere il privilegio dell’Immacolata Concezione di Maria, che era argomento contrastante nella Chiesa di allora e nel contempo di dichiarare s. Rosalia patrona principale di Palermo, venerando le sue reliquie, quando si sarebbero riconosciute.
    A tutto ciò si aggiunge la scoperta di due muratori palermitani, che lavorando nel convento dei Domenicani di S. Stefano, trovarono in una grotta di Quisquinia, il 25 aprile 1624, un’iscrizione latina a tutti ignota, che si credette incisa dalla stessa s. Rosalia, quando vi aveva abitato e che diceva: “Io Rosalia, figlia di Sinibaldo, signore della Quisquina e (del Monte) delle Rose, per amore del Signore mio Gesù Cristo, stabilii di abitare in questa grotta”; che confermava il precedente eremitaggio, seguito poi da quello sul Monte Pellegrino.
    L’11 febbraio 1625 la nuova commissione, stabilì che le ossa erano di una sola persona chiaramente femminile, dei tre crani, si scoprì che due erano un orciolo di terracotta e un ciottolone, mentre il terzo che sembrava molto grande, era invece ingrossato da depositi calcarei, che una volta tolti rivelarono un cranio femminile; anche la prima commissione ne riesaminò i resti e concordò con il risultato della seconda commissione.
    A ciò si aggiunse un prodigio, un uomo Vincenzo Bonelli essendogli morta la moglie di peste e non avendolo denunziato, fuggì sul Monte Pellegrino e qui gli apparve la “Santuzza” predicendogli la morte per peste e ingiungendogli, se voleva la sua protezione per l’anima, di dire al cardinale che non dubitasse più dell’autenticità delle reliquie e le portasse in processione per la città, solo così la peste sarebbe finita.
    Tornato in città, effettivamente si ammalò di peste e prima di morire confessò ciò che gli era stato rivelato. Il 9 giugno del 1625, l’urna costruita apposta per le reliquie, fu portata in processione con la partecipazione di tutta la popolazione e con grande solennità; la peste cominciò a regredire e il 15 luglio quando si fece il pellegrinaggio sul Monte Pellegrino, nell’anniversario del ritrovamento delle reliquie, non comparve più nessun caso di appestato.
    Il cardinale fece costruire nella cattedrale un magnifico altare, dove venne sistemata la fastosa urna d’argento massiccio con le reliquie della santa, il cui nome fu per tradizione interpretato come composto da ‘rosa’ e ‘lilia’, rosa e gigli, simboli di purezza e di unione mistica; per questo la ‘Santuzza’ è rappresentata con il capo cinto di rose.
    Da quel 1625 il culto fu autorizzato e rinverdito dalla Chiesa palermitana per la vergine eremita orante e contemplante sul Monte Pellegrino, quale testimonianza di eccezionale ascesi cristiana, che nei secoli non è stato mai dimenticata dal popolo palermitano. Da 350 anni i pellegrini salgono sul monte, definito da Goethe nel suo ‘Viaggio in Italia’, il promontorio più bello del mondo.
    Si saliva a piedi faticosamente, finché il Senato palermitano fece costruire nel 1725 un’ardita strada fra pini ed eucalipti. Palermo ha sempre onorato s. Rosalia, secondo le due festività stabilite nel 1630 da papa Urbano VIII, che le inserì nel ‘Martirologio Romano’, cioè il 15 luglio anniversario del ritrovamento delle reliquie e il 4 settembre giorno della morte della ‘Santuzza’; le feste specie quella di luglio durano una settimana, con la partecipazione di tutto il popolo e di tanti emigranti che ritornano per l’occasione.
    La statua della ‘Santuzza’ circondata da altre statue, troneggia sulla cima della cosiddetta ‘macchina’ che è un carro a forma di nave, sul quale vi è anche una banda musicale, che viene trasportato per la città, il tutto viene chiamato “U Fistinu”.
    La seconda festa del 4 settembre si svolge come un pellegrinaggio al santuario sul Monte Pellegrino, dove conglobando la grotta, si costruì un Santuario, la cui pittoresca facciata risale al XVII secolo, all’interno si sono accumulate tante opere d’arte dei vari secoli successivi; una parte è ancora a cielo aperto, le pareti sono coperte di ex voto e lapidi lasciate da illustri visitatori.
    Una cancellata divide questa prima parte del santuario, dalla grotta nella quale sono presenti altari e opere d’arte singolari, che ricordano la presenza della santa; di fronte al luogo dove furono trovate le reliquie della ‘Santuzza’ sorge lo stupendo altare coperto da un baldacchino, con un sontuoso tabernacolo sormontato da una statua d’argento della santa, donati dal Senato di Palermo nel 1667. Sotto l’altare si venera la statua del 1625, che rappresenta s. Rosalia giacente in atto di esalare l’ultimo respiro e che fu rivestita d’oro per disposizione del re Carlo III di Borbone (1716-1788).
    Alla grotta sul monte, insieme agli anonimi pellegrini, salirono a venerare la santa eremita, anche tanti illustri visitatori; autorità ecclesiastiche, principi, re, imperatori, letterati, poeti, musicisti, artisti.
    Le reliquie deposte nell’artistica e massiccia urna d’argento, sono conservate nel Duomo di Palermo.


    August 27

    Splendete come astri nel mondo. (Fil 2,15)

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    “Impegniamoci a fare della Famiglia Salesiana

    un vasto movimento di persone

    per la salvezza dei giovani"

    (Strenna del Rettor Maggiore per il 2009)

     

     

    Siamo una famiglia numerosa e articolata come… una costellazione.

    Abbiamo un carisma comune che se lo viviamo davvero… splende!

    Dobbiamo splendere con i giovani là dove i giovani sono… nel mondo.

     

     

    La Famiglia Salesiana sarà un’unica costellazione se vi sarà la stima vicendevole e l’umiltà di riconoscere affettivamente ed effettivamente il ruolo di ciascuno.

    La Famiglia Salesiana è un insieme di astri che operano in sinergia l’uno con l’altro e che per questo formano una costellazione.

     

     La Famiglia Salesiana ha un compito: testimoniare Cristo con lo stile di Don Bosco, testimoniare ovvero lasciare che il carisma salesiano splenda attraverso tutte le componenti del Movimento Salesiano.

     

    July 29

    Squadre 2008 ...GRAZIE...

     
    July 07

    Momenti di...GREST!!

     
    June 30

    INNO GREST 2008

     
    June 22

    SALESIANI – SICILIA La nomina del nuovo Ispettore

    Nominato per l’Ispettoria Sicula “ San Paolo”, il nuovo Ispettore per il sessennio 2008-2014, il Rettor Maggiore con il consenso del Consiglio Generale ha nominato Don Giovanni Mazzali, che in spirito di obbedienza ha accettato questo nuovo servizio. A nome del Rettor Maggiore, Don Pierfausto Frisoli, Consigliere Regionale per l’Italia e il Medio Oriente ha ringraziato Don Mazzali per la disponibilità apostolica e Don Luigi Perelli Ispettore uscente per la generosità e l’impegno.