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    October 28

    festa...

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     evento che ha coinvolto nello stesso momento tutta l'italia...

     

    October 22

    Poesia -GIBRAN

    “Quando l’amore vi chiama, seguitelo, benché le sue vie siano faticose e ripide.
    E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a esso, quantunque la spada nascosta tra le sue piume vi possa ferire.
    E quand’esso vi parla, credetegli, sebbene la sua voce possa frantumare i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.

    Poiché proprio come l’amore vi incorona, così vi crocifiggerà.
    Come è per la vostra crescita, così favorisce la vostra potatura.
    Proprio come sale fino alla vostra altezza per accarezzare i vostri più teneri rami che tremano nel sole, così esso scenderà alle vostre radici per scuoterle dov’esse sono più fortemente attaccate alla terra.

    Come covoni di grano vi raccoglie a sé.
    Vi trebbia per mettervi a nudo.
    Vi setaccia per liberarvi dalle vostre pellicole.
    Vi macina sino a rendervi candidi
    Vi impasta sino a quando non sarete flessibili, e poi vi cede al suo sacro fuoco, affinché voi possiate diventare pane sacro per la santa mensa di Dio.

         

          Tutte queste cose farà a voi l’amore affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore, e in quella conoscenza diventare così un frammento del cuore della Vita.

    Ma se per paura cercherete dell’amore soltanto la pace e il piacere, meglio sarebbe allora per voi coprire la vostra nudità, uscire dall’aia dell’amore, ed entrare nel mondo senza stagioni dove voi riderete, però non tutto il vostro riso, e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.

    L’amore non dà nient’altro che se stesso e non prende nulla se non da se stesso.
    L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, perché l’amore basta all’amore.

    Quando amate non dovreste dire:
    “Dio è nel mio cuore”, ma piuttosto “Sono nel cuore di Dio”.
    E non pensiate di poter dirigere il corso dell’amore, perché è l’amore, se vi trova degni, a dirigere il vostro corso.

    L’amore non ha nessun altro desiderio che quello di adempiersi.

    Ma se nel vostro amore non potete fare a meno di desiderare, fate che questi siano i vostri desideri:

    Sciogliersi ed essere come un ruscello che canta la sua melodia alla notte.
    Conoscere la pena di troppa tenerezza.
    Essere feriti dalla comprensione stessa dell’amore.
    E sanguinare volentieri e con gioia.
    Destarsi all’alba con un cuore alato e render grazie per un altro giorno d’amore.
    Riposare nell’ora del meriggio e meditare l’estasi dell’amore.
    Rincasare la sera con gratitudine,e addormentarsi con una preghiera in cuore per l’amato e un canto di lode sulle labbra.”

    Gibran

    October 21

    l'angolo della camomilla

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    October 17

    Tutte le chiese per tutto il mondo-giornata missionaria mondiale

    Tutte le chiese per tutto il mondo

    La Giornata missionaria mondiale deve essere un’occasione propizia per elaborare insieme appropriati itinerari spirituali e formativi che favoriscano la cooperazione fra le chiese e la preparazione di nuovi missionari per la diffusione del Vangelo. Il dono prezioso di preti e di laici “fidei donum”.

    «L’impegno missionario – scrive il papa nel suo messaggio per la Giornata missionaria mondiale – è il primo servizio che la chiesa deve all’umanità di oggi, per orientare ed evangelizzare le trasformazioni culturali, sociali ed etiche; per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo, in tante parti del mondo umiliato e oppresso a causa di povertà endemiche, di violenza, di negazione sistematica di diritti umani».

     

    Allora siamo proprio tutti in missione! Nessun cristiano e nessuna chiesa può esimersi da questo servizio. Ora è tempo di alzarsi e di portare la Buona Notizia al mondo… “Va’ e porta il Vangelo ad ogni creatura”. È tempo di dirci che missione è raccontare un’esperienza: l’esperienza di Gesù. E che missione è vivere una presenza: quella di un Dio che è in missione di vita in ogni angolo del mondo. Lui è il missionario che si dona e si proclama, in ogni tempo e in tutte le culture. Lui, il padrone della messe, è con noi e guida senza sosta il suo popolo. È Cristo la fonte inesauribile della missione della chiesa. E felici noi, perché egli ci chiama ad accompagnarlo e ci invita a percorrere le strade dell’esistenza, vivendo e testimoniando il suo stile umano-divino.

     

    Ricorre quest’anno il 50° anniversario dell’enciclica Fidei donum che invitava sacerdoti e laici a partire per le missioni in terre lontane. «Oggi – scrive Benedetto XVI – rendiamo grazie al Signore per i frutti abbondanti ottenuti da questa cooperazione missionaria in Africa e in altre regioni della terra. Schiere di sacerdoti, dopo aver lasciato le loro comunità di origine, hanno posto le loro energie apostoliche al servizio di comunità talora appena nate, in zone di povertà e in via di sviluppo. Tra loro ci sono non pochi martiri che, alla testimonianza della parola e alla dedizione apostolica, hanno unito il sacrificio della vita». E la Redemptoris missio afferma che «i presbiteri fidei donum evidenziano in modo singolare il vincolo di comunione tra le chiese, danno un prezioso apporto alla crescita di comunità ecclesiali bisognose, mentre attingono da esse freschezza e vitalità di fede» (n. 69).

     

    Fra i tanti missionari e missionarie, religiosi e laici sparsi per il mondo, in questi ultimi decenni una piccola esperienza ha portato frutti e fecondato le nostre chiese: l’esperienza dei fidei donum. Attualmente circa 550 sacerdoti diocesani e 150 laici sono a servizio di altre chiese, soprattutto delle comunità cristiane presenti nel Sud del mondo.

     

    Ma che significa essere fidei donum oggi? Ha ancora senso andare? Molteplici sono stati in questi mesi i convegni e gli incontri di sacerdoti e laici fidei donum promossi da Missio. Da inchieste, dibattiti e lavori di gruppo svoltisi in tutti i continenti è emerso che essere fidei donum è uno stile di chiesa, di una chiesa che è tutta missionaria; è uno stile sia presbiterale sia laicale. Non è ad tempus; ad tempus è il ministero presso altre chiese. L’esperienza dei fidei donum alimenta questo stile di chiesa, che può divenire ricchezza nel quadro della spiritualità diocesana: essere con il dono della fede per il mondo, nel vasto mondo in cammino verso il Signore risorto

    October 15

    I°intervento-Conoscere Don Bosco

    Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 nella Cascina Biglione (dove ora sorge il Tempio di Don Bosco), in una piccola frazione, Morialdo di Castelnuovo d’Asti, oggi Castelnuovo Don Bosco, in un rione chiamato popolarmente i Becchi, da Francesco e Margherita Occhiena di Capriglio.

    All’età di 2 anni, l’11 maggio 1817, perse il padre e la sua crescita, insieme a quella dei fratelli Antonio e Giuseppe, fu affidata completamente alla madre.

    A nove anni ebbe un sogno profetico che gli cambiò la vita. Fu così che Giovanni volle imparare a fare il saltimbanco, il prestigiatore, il cantore, il giocoliere, per far divertire i suoi compagni.

    Il 26 marzo 1826, giorno di Pasqua, Giovanni fece la sua Prima Comunione. L’inverno che seguì fu per lui uno di più duri, era riuscito a frequentare qualche lezione alla scuola di don Lacqua, ma a causa dei contrasti con il fratello Antonio fu costretto a lasciare casa per vivere come garzone presso la cascina dei coniugi Luigi e Dorotea Moglia, dove rimase dal febbraio 1827 al novembre 1829.

    Nel settembre di quel 1829, a Morialdo era venuto a stabilirsi come cappellano don Giovanni Melchiorre Calosso, sacerdote settantenne, che prese Giovanni presso casa sua per educarlo finché non mori nel novembre del 1830.

    Il 21 marzo 1831 il fratello Antonio si sposò e la madre decise di dividere l’asse patrimoniale con lui così che Giovanni poté tornare a casa e riprendere da settembre gli studi a Castelnuovo con la possibilità di una semi-pensione presso Giovanni Roberto, sarto e musicista del paese. A fine anno decise di andare a studiare a Chieri e in estate andò al Sussambrino, una cascina che suo fratello Giuseppe, insieme a Giuseppe Febraro, aveva preso a mezzadria per approfondire gli studi.

    A Chieri si stabilì a pensione presso la casa di Lucia Matta. Per mantenersi gli studi lavorò come garzone, cameriere, addetto alla stalla... Qui costruì anche profonde amicizie; fra tutte, quelle con Luigi Comollo, che morì il 2 aprile 1839, e con l'ebreo Giona. Qui fondò la Società dell'Allegria, qui le tante avventure della sua giovinezza.

    Nell’autunno del 1832, Giovanni Bosco iniziò la terza grammatica. Nei due anni seguenti proseguì regolarmente frequentando le classi che venivano chiamate umanità (1833-34) e retorica (1834-35), dimostrandosi un allievo eccellente, appassionato dei libri e di grande memoria.

    Nel marzo 1834 Giovanni Bosco, che si avviava a terminare l’anno di umanità, presentò ai Francescani la domanda di essere accettato nel loro ordine, ma cambiò idea prima di andare in convento e decise di vestire l’abito clericale entrando in seminario.

    Il giovane prete don Giuseppe Cafasso gli consigliò di completare l’anno di retorica e quindi di presentarsi all’esame per entrare al seminario di Chieri, aperto nel 1829. Giovanni superò l’esame, che si tenne a Torino, il 25 ottobre prese l’abito ecclesiastico e il 30 ottobre 1835 si presentò in seminario.

    Il 3 novembre 1837 Giovanni iniziò la teologia, studio fondamentale per gli aspiranti al sacerdozio. In quel tempo occupava cinque anni, e comprendeva come materie principali la dogmatica (lo studio delle verità cristiane), la morale (la legge che il cristiano deve osservare), la Sacra Scrittura (la parola di Dio), la storia ecclesiastica (storia della Chiesa dalle origini del cristianesimo all’età contemporanea).

    Il 29 marzo 1841 ricevette l’ordine del diaconato, il 26 maggio iniziò gli esercizi spirituali di preparazione al sacerdozio che ricevette il 5 giugno 1841 nella Cappella dell’Arcivescovado di Torino.

    Diventato prete, decise di entrare in Convitto a Torino, un ex-convento accanto alla chiesa di San Francesco di Assisi. In questo edificio il teologo Luigi Guala, aiutato da don Cafasso, preparava 45 giovani sacerdoti a diventare preti del tempo e della società in cui dovranno vivere. La preparazione durò tre anni.

    L’8 dicembre 1841 Giovanni incontrò Bartolomeo Garelli nella sacrestia della chiesa di San Francesco di Assisi e da quell’incontro incominciò la provvidenziale avventura dell'Oratorio senza dimora per 5 anni con centinaia di ragazzi. Il 12 aprile 1846, giorno di Pasqua, finalmente don Bosco trovò una posto per i suoi ragazzi, una tettoia con un pezzo di prato: la tettoia Pinardi a Valdocco.

    Nel 1854 don Bosco diede inizio alla Società Salesiana, con la quale assicurò la stabilità delle sue opere e del suo spirito anche per gli anni futuri. Dieci anni dopo pone la prima pietra del santuario di Maria Ausiliatrice.

    Nel 1872, con Santa Maria Domenica Mazzarello, fondò l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con lo scopo di educare, con il medesimo spirito, la gioventù femminile.